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martedì 29 dicembre 2020

Le più grandi eruzioni vulcaniche della storia

I vulcani hanno esercitato, da tempo immemorabile, un fascino irresistibile sugli esseri umani, un misto di venerazione e di terrore. L'uomo antico associava l'attività vulcanica alla presenza divina, e così dava una spiegazione a dei fenomeni altrimenti incomprensibili che lo terrorizzavano. La Terra, tuttavia, conserva le cicatrici delle massicce super-eruzioni che sono sempre accadute nella storia del nostro pianeta. 

Di seguito una breve cronistoria delle eruzioni vulcaniche catastrofiche registrate negli ultimi secoli.

1500 a.C La prima delle eruzioni catastrofiche di cui si ha memoria storica è quella dell’isola greca di Santorini (o Thira), nel mar Egeo: l’esplosione del vulcano provocò lo sprofondamento di una parte dell’isola e la formazione di una grande caldera, ora occupata dal mare. Forse questa eruzione e i maremoti ad essa collegati accelerarono la decadenza della civiltà minoica, sulla vicina isola di Creta.


79 d.C. L’eruzione esplosiva del Vesuvio seppellì Pompei sotto 8 m di ceneri incandescenti ed Ercolano sotto un’enorme colata di fango dello spessore di 20 m, dovuta alle intense piogge di quei giorni. Anche allora, come oggi, gli abitanti avevano costruito case e coltivato campi sulle pendici del vulcano, ritenendolo “spento”. È stato possibile ricostruire la storia di questa catastrofe in particolare grazie alle lettere scritte da Plinio il Giovane allo storico Tacito, che gli chiedeva notizie sulla morte dello zio Plinio il Vecchio, avvenuta durante l’eruzione. Prima dell’eruzione, il Vesuvio appariva come una montagna tondeggiante, il Monte Somma; durante la fase esplosiva dell’eruzione, circa una metà del vecchio cono venne distrutta e nel successivo collasso dell’edificio vulcanico si creò un’ampia caldera, chiamata Atrio del cavallo, da cui emerge il cono attuale.


1631. Una nuova eruzione del Vesuvio provocò la morte di circa 18 000 persone.

1792. Unzen è un gruppo vulcanico attivo situato nella prefettura di Nagasaki, sull'isola di Kyunshu e fa parte del Parco Naturale Unzen-Amakusa, il più antico parco nazionale del Giappone, fondato nel 1934.
Il Giappone è famoso per i suoi vulcani (sul suo territorio se ne contano circa 200!) e il vulcano Unzen, nonostante non sia tanto famoso quanto il suo "compaesano" Fujiyama, detiene il titolo di essere il vulcano più mortale e devastante dello Stato nipponico. Il vulcano Unzen fu l'artefice della morte di quasi 15.000 persone: a seguito di una fortissima esplosione, verificatasi nel 1792, crollò in mare un intero lato della montagna, provocando così una marea sismica con onde gigantesche.

1815. Fra le eruzioni più violente registrate dalla storia c’è quella del vulcano Tambora (Indonesia): la quantità di cenere emessa in tre mesi fu tale da determinare cambiamenti climatici su tutta la Terra. La cenere vulcanica, molto leggera, fu trascinata in sospensione dai venti fino a fare più volte il giro del globo, rendendo opaca l’atmosfera. Persero la vita migliaia di persone e, a livello globale, le polveri in atmosfera a un anno senza estate in Europa e in America, con temperature così basse da compromettere i raccolti e innescare drammatiche carestie.

Tambora

1883. Sempre in Indonesia fu la volta del vulcano Krakatoa, vicino le famose isole di Giava e Sumatra. Questo vulcano, da sempre, aveva abituato la gente del posto con le sue violente esplosioni. Ma la più furiosa e disastrosa di tutte si verificò nel 27 agosto del 1883, con una potenza equivalente a 200 megatoni (200 volte la bomba atomica sganciata su Hiroshima), distruggendo due terzi dell'isola e producendo il frastuono più forte mai udito sulla terra, un boato sentito persino a Perth, in Australia, a oltre 2.000 kilometri di distanza. L'eruzione del 1883 fu tra le più dannose esplosioni vulcaniche nell'era moderna, classificata con VEI pari a 6 (seconda solo alla esplosione del Tambora menzionato prima). L'esplosione del vulcano non ha provocato direttamente vittime, ma ha provocato uno tsunami con onde alte 40 metri dove morirono più di 36.000 persone. L'esplosione fu cosi violenta che, le onde durto generate fecero 'il giro del mondo' per 7 volte.


1902. Nel 1902 l’eruzione del vulcano Pelée sull’isola della Martinica, nei Caraibi, provocò la morte di oltre 30.000 persone. La violenza dell’eruzione fu determinata dalla presenza di una “spina” di magma consolidato, che fece da “tappo” ai gas magmatici. Prima dell’eruzione, la spina crebbe in altezza di circa 300 m, quindi avvenne l’esplosione con lo sfondamento di un fianco del vulcano. In tutta la città ci furono solamente 2 persone sopravissero alla catastrofe.

1980. Il vulcano St. Helens (Stati Uniti) si trova in una zona scarsamente popolata: la sua ultima eruzione, pur molto violenta, era prevista e causò perciò la morte di pochissime persone.

1985. L’eruzione del Nevado del Ruiz in Colombia, la prima dopo 400 anni di inattività, pur essendo di minore importanza provocò la morte di circa 23000 persone. Infatti la cima del vulcano, posta a quota 5432 m sul livello del mare, era coperta di neve: il calore dell’eruzione ne provocò lo scioglimento dando luogo ad una colata di fango, mista a prodotti vulcanici, che seppellì la cittadina di Armero.


1986. Un’eruzione particolare si è verificata al lago Nyos, un lago vulcanico del Camerun: il vulcano non eruttò lava, ma solo un getto di vapore e di diossido di carbonio, probabilmente liberata dalle rocce calde sottostanti il lago. Nel vicino paese di Nyos era giorno di mercato: circa 2000 persone morirono, soffocate dal gas.

1991. Il vulcano Pinatubo nelle Filippine era inattivo da circa 600 anni. L’eruzione ha provocato lo sfondamento di un fianco del vulcano, con l’emissione di una nube ardente. L’eruzione vulcanica venne prevista dagli scienziati e pertanto vennero evacuate circa 200000 persone; nonostante ciò 900 persone morirono. I vapori di zolfo immessi nell’atmosfera sono rimasti in sospensione attorno alla Terra per circa 21 giorni, riducendo gli effetti della radiazione solare.


2010. Tra marzo e aprile del 2010, l'eruzione dell'Eyjafjöll, in Islanda, classificata solo VEI-3, fermò il traffico aereo europeo per giorni a causa del pericolo di volare tra le ceneri vulcaniche, con perdite stimate attorno a 5 miliardi di dollari. Sempre nel 2010, in Indonesia, avviene la peggiore eruzione in termini di vite umane degli ultimi 20 anni. Almeno 350 vittime ancora una volta a causa del vulcano Merapi.

Eyjafjöll

FONTI:

wikipedia

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